Gli stucchi li si trovano in una fase esponenziale nell’età barocca, ma già nell’epoca romana vi erano molte botteghe di scultori chiamati a decorare varie domus ed edifici pubblici. In base al loro impasto di gesso e calce, possono essere realizzati anche di grandi dimensioni. Li ritrovano in ambientazioni esterne e all’interno di edifici architettonici che rivestono e decorano muri, soffitti, paraste e lesene, ecc. Essi possono essere sia monocromi che policromi.
Nella creazione di altorilievi o di struttura a tutto tondo, lo stucco viene applicato sopra un’ossatura in legno o in ferro, che ne assicura la resistenza e l’adesione alla struttura portante.
Lo studio dei materiali costitutivi del manufatto da restaurare, del suo stato di degrado e delle cause che lo hanno prodotto, costituisce il fondamento di un approccio metodologico corretto: non si può intervenire su un manufatto se non si conosce “come è fatto” (la materia che lo costituisce), “come sta ” (la natura e le cause del degrado), e “come si comporta” (la risposta del materiale alle sollecitazioni chimico fisiche).